martedì, 27 ottobre 2009
La zucca mi pare meglio lasciarla intera, con qualche candela intorno casomai, piuttosto che giocarci e forarla con occhi e bocca.
Onorarla in un tempietto, una vecchia botte dismessa con sopra un ciuffo di ciclamini rossi, onorare così un giallo parto di bene.
martedì, 27 ottobre 2009
é di nuovo autunno ed i pomi cominciano a cadere, quasi tutti ignorano il loro splendido arancio di zucchero e bestemmiano se l'albero, casualmente, ne ha lasciato uno sull'auto parcheggiata. Storni e calabroni, più furbi, si apparecchiano qualche giorno di festa.
martedì, 20 ottobre 2009
Cammina cammina ovunque occhiali e facce indecifrabili, zolfo sottovetro doppio: sport utility vehicle and glasses. Neri tutti e due.
E poi donne, medesimo look, medesimo mezzo di trasporto che occhieggiano il tempo sulla sua pista da bob.
La peggiore tv come Weltanschauung.
Ingranaggini paladini di antimondi piccolini.
E poi questi criminali in volo perenne come uccelli corsari che becchettano cherosene.
Hanno una certezza: la memoria sociale non esiste e possono raccontare quel che più gli aggrada; ogni giorno, probabilmente, sino alla fine del tempo. Tempo che per loro è già finito visto come il compito difficile è stato ed è e sarà bellamente ignorato: conciliare il presente con la sobrietà e la sobrietà con la presenza.
martedì, 20 ottobre 2009
Non si è mai visto un pendolino cinguettare oppure, ancora meno, fare cose inutili.
lunedì, 19 ottobre 2009
Le ville, le case colossali, i cortili della cavallerizza, ed anche le cattedrali ed i grandi templi devono fiondarsi nel niente da cui sono venuti; da menti da nulla a nulla. Semmai teniamo i templi più piccoli, li facciamo restare, ci aiuteranno... invitiamoli ...a pranzo.
lunedì, 12 ottobre 2009
Dopo qualche anno di robusta cura televisiva adesso gli italiani hanno cominciato a bere abbondanti dosi di minerale.
Infatti quantità pari soltanto alle foglie d'autunno di bottiglie trasparenti si possono osservare ai margini delle vie; tenute dentro l'auto la rendono meno bella.
martedì, 06 ottobre 2009
Pochi giorni fa a Serravalle Pistoiese, all'alba, mi sono trovato davanti, in strada, al cadavere di un Istrice (il secondo in quella zona quest' anno, l'altro era sul greto del torrente Nievole a giugno, quasi certamente morto avvelenato), l'ho raccolto, molto pesante, otto o dieci chili; sulla schiena aveva una lunga fessura di una trentina di centimetri, la pelle spaccata con precisione e sotto apparivano il grasso e le sottili vene ramificate. L'ho fatto rotolare tra le foglie dei lecci lontano dalla via. Il nostro riprodurci ed imperversare nel presente è, forse, uno spreco schifoso di altre vite.