grande fatica a far emergere da alcuni indizi un verosimile sentiero di uscita dalle pastoie sociali del presente, dalla Maja incantatrice... vediamo: qualche tempo fa i campi, le asettiche monoculture, tra Bologna e Ferrara, pochi lampi di luce umana arredano tutto quel deserto, cascine, polli, aie, panni stesi, facciate di case lontane rosate dal tramonto, mai un bambino, mai giochi davanti alle case, innumerevoli fagiani innamorati e canterini, su tutto un sovrastante abbandono, la immeritata ruggine del mondo contadino, silenzio non benigno della terra, sullo sfondo il fluire continuo del fiume automobilistico, le antenne auspicio, le antenne ricerca dell'aiuto salvifico per i cuori, deserti anche quelli, ammiccanti al cielo da dove non viene nulla di visibile, appaiono semmai incantate frecce bianche che si posano alla base delle colline; un ostilità manifesta degli abitanti per il produttivo, se pur altrettanto invivibile, passato prossimo. Ieri ....ancora in viaggio osservavo il caos che circonda Sillicagnana in Garfagnana, monti anche aspri rossi e bruni, cupi come una siepe d'edera, poi, accanto al paese, un accenno di coltivi, i resti dei coltivi, altrettanto deserti i dintorni e le piane erose prossime alle case, un gigantesco tarlo sta intaccando gli orti; la bestia che confonde i labili e centenari confini dei campi si chiama bosco. Il naturale primo si riprende le sue terre, cancella i prati, gli olivi, imbastardisce le viti. Gli orti non portavano abbastanza denaro, non erano adeguati a nutrire la fame di Nulla degli abitanti; assediati da tutte le parti hanno ceduto il passo ad un astratto e scintillante mondo televisivo ottenendo gioie di stagnola per grandi e piccini. Come era quella battuta...? resistere, resistere, resistere.