...trovare un senso all'economia dell'Universo, un rapporto con la natura, con l'ambiente; non tanto per problemi ecologici, quanto per problemi di filosofia, di esistenza, di presenza umana, di espressione per gli uomini, di possibilità per tutti di intervenire, di lavorare, di rifare il disegno dello sviluppo e di partecipare attivamente tutti, nelle diverse posizioni, alle scelte. San francesco è l'idea della felicità e della verità nel nuovo, della rivoluzione, del presente possibile... Una rivoluzione fatta cambiando il modo di agire. ..... Da ragazzo ho vissuto molto in campagna, e Urbino aveva un cielo molto popolato: colombi, rondini, passeri, merli, tortore, gufi, civette, erano tutti presenti nella testa della mia persona e nel mio animo. E poi altri animali, che sentivo vicini, non cani e gatti, ma animali selvatici. Ho ancora delle inquietudini da selvatico: mi piace chiamarmi Volponi e penso all'eroismo della volpe che, presa in trappola, si morde la zampa pur di scappare. Anche io sono così, non riesco a rimanere chiuso in trappola e mi stappo la gamba pur di scappare..... Francesco è un eretico, un materialista; perché tutto il cristianesimo non ha un gran rapporto con la natura, diciamo un rapporto profondamente conoscitivo, con la natura; tant'è vero che fa delle Sue bellezze delle tentazioni e dei peccati, e allontana l'animale e lo condanna all'imperfezione di essere, poverino (incolpevole, anche abbastanza grazioso, spesso anche piu dell'uomo), del tutto diverso dall'immagine di Dio: e quindi piuttosto diabolico, coperto - e qui se ne possono mettere tante - di orridi peli, zanne, corna, portatore di artigli, e soprattutto della coda; e la coda è la caratteristica principale del diavolo. .... Tutto è ridotto a strumento, mezzo, risorsa, energia o punto d'appoggio per un vorticoso percorso che va sempre più verso il fuori, un fuori. La natura appare ormai come la tavola, la tastiera di una simulazione; i suoi elementi, la sue Stagioni sono ridotte essenzialmente ad essere i tasti, i commutatori, gli "input" di questo piano di simulazione. L'animale dal canto suo non è certo più una presenza attiva, di grande compagnia, vera; non più quella antagonistica dell'antichità, tra lo spavento e la caccia, la preda; e non è più inteso in nessun modo come protagonista ma solo anch'esso, tutt'al più, come un domestico, un servo, ma piu che altro come cibo, pelliccia. La perdita è grave. La natura poetica persiste; persiste una natura in termini poetici, come aria, fiato....lo vede come sangue, scatto, bocca aperta, rossa, anelante, pelliccia, calore, piuma, volo, vento, cattura, manovra, entratura, dentro, spinta, sesso e anche dolce corpo, anche conquistabile, assumibile, del quale uno si può addirittura caricare; e sempre funzionante: allarmato, terrorizzato, con l'occhio sbigottito, come tanti di questi animali qui intorno, ma capace sempre di correre la sua vita , libera, pulita, pura, con una felice irresponsabilità. Ed è questa che forse l'uomo invidia. Irresponsabilità appunto di chi non ha obblighi che sono invece imposti dalla società, dalla cultura, dall'essere diventato un presuntuoso regnante eretto, che cammina su due piedi, e con pensiero, progetti, lingua.... (vorremmo essere, n.m.)... custodi degli animali ed un poco animali noi stessi. Non solo custodi e simili ma anche interlocutori, osservatori, fratelli degli animali ancora esistenti al mondo, ancora con l'occhio e l'orecchio ai voli e ai canti degli uccelli, alle loro migrazioni in branchi, o in solitudine; alla loro grazia nel conservarsi, nel lavorare, nello spostarsi, nel difendersi, nel cacciare, nel sopravvivere, nell'allevare i figli, nell'istruirli. Ancora da soli, interi, che riescono a trapassare emisferi, dall'Artico all'Equatore .... Una grande, unitaria, uniforme, massiccia avanzata sconfigge la natura e l'animale, disbosca l' Amazzonia e cattura le ultime balene, e insieme abbatte le foreste della fantasia, della voglia, della fioritura del desiderio, del canto, del rinnovamento all'interno, nell'animo degli uomini.....
Paolo Volponi Francesco Leonetti, Il leone e la volpe, dialogo nell'inverno 1994, Einaudi editore.






