Il vento sommuove, come brivido, compatta seta d'alberi, la fa cangiante e palpitante pelle verde; più vicino altri pini e castagni per tutto il giorno fusciano la loro infinita accettazione del tempo, il loro assenso all'aria già invernale.
Saettano, rade, le gialle stelle cadenti. Il miracolo dell'essere come sempre si ripete, sia pur d'alberi.
Si pensi ad un mare le cui onde, cresciute smisuratamente ed incrociatesi tra loro, divengano cupe montagne; in mezzo oceani d'arie colorate.
Le foglie cadute dei faggi sono il croccante ed argentato pavimento del bosco qua e la spezzato dagli abitanti della cantina decisi a provare la gioia delle braccia distese nel vento.
Di alcuni appaiono soltanto i capelli bianchi come quelli di chi è avvezzo al buio o di chi, appena nato, espone alla luce impalpabili fili di seta; altri intanto già cresciuti, ondeggiano globi profumati tentando inesistenti insetti volanti.
Lontano il vago celeste del mare e della pianura si confondono con il cielo ed in alto laghi di latte tolgono qualsiasi sete.
Pietramala .... Della società che ci ha preceduti ci sono giunti brandelli di realtà carichi di aura oggi a noi completamente forestiera; presente, certo, in fieri, ma da cui siamo staccati, chiusi in un inamovibile orizzonte di contingenze. Il Fuoco del Legno, Poggio Tignoso, Il Peglio, Il Vulcano...
Luoghi destinati a trascorrere nel tempo uniti ad oggetti, case, uomini tutti sposi di un naturale primo incorrotto e ora fonte di ilarità.
Parrebbe irrisoria invece la forza espressiva del nostro presente se paragonato a quello. A quel mondo adesso incanalato trasformato in prevedibile sostanza.
Una volta racchiuse, da semivivi diversamente affaccendati, le fiamme ed i profumi solfurei essi si sono trasferiti nella memoria degli anziani e nei libri del Settecento. ( Ci resta la bellezza del minimo, il colore della terra come fosse soffiata di bianco e di giallo, i minuscoli crateri che la pioggia incide nella cenere; ci restano antichi gioielli di memoria e piccole sfolgoranti pietre presenti).
Qui le nuvole passano veloci e svaniscono come sfilacciati fantasmi.
Sul prato trasformato in balcone è facile vederne i nessi, avvertirne gli echi. Corrono a prolifici matrimoni sovrumani, noi, in loro presenza tremiamo, come quando un grande animale ci sfiora nella sua corsa.
Restano certi luoghi come una minuscola strada asfaltata con i campi ai lati traboccanti d'erba punteggiata di silene e tarassacco.
Dietro i prati grandi foreste di pini, un esercito di tronchi neri, incute rispetto; saranno, mi dico, gli indicibili segreti che conservano e conserveranno.
Piove e moltissimi lunghi lombrichi di terra sognano sulla via finalmente liberi
per una volta, dal loro mondo ctonio; è filiforme il nostro con tiepide e larghissime piazze.
Ne sposto qualcuno, ma ne trovo molti morti. Penso adesso che valeva la pena di vivere in un posto simile, è stato un caso benigno arrivarci.